PROGETTO "LATTE PER LA VITA"

LUOGO:  SUD AMERICA   BRASILE  - RIO BRANCO NEL NORD DELL'AMMAZZONIA

http://www.missionebrasile.it/

 

Acre
Acre - Stemma Acre - Bandiera
   
Stato: Bandiera del Brasile Brasile
Capoluogo: Rio Branco
Superficie: 152.522 km²
Popolazione:
 - Totale
 -
Densità
(2000)
557.526 ab.
3,7   ab./
km²

Il giorno 06 Marzo 2010 si è svolto un’incontro nella SALA BLU del D.L.F. con il collega Iozzi Gianni che sta promuovendo (trasferendosi con tutta la sua famiglia) un’iniziativa nel Sud America. L’incontro è stato molto proficuo poiché  il filmato ci ha potuto far vedere le condizioni di vita nei villaggi del territorio del Rio Branco, che non sono quelle  Rio o Copacabana, ma condizioni di vita più vicine all’ Africa, assurde in un Paese che sta esplodendo economicamente entrando di prepotenza nel novero dei Paesi più sviluppati . Il collega Iozzi ci ha illustrato che Il territorio di Rio Branco che conta circa 350.000 abitanti è la capitale dello stato dell’ Acre, uno dei 27 Stati che compongono la Repubblica federale del Brasile, situata nella parte più occidentale dell’Amazzonia, dove vi sono macroscopiche diversità economiche con il 60% delle ricchezze in mano al 5% della popolazione.

La Locomotiva aderisce con convinzione al progetto “Latte per la vita”, con la presenza sul posto del collega Iozzi, che opererà nella casa di accoglienza “Souza Araujo”  per malati di lebbra, (di proprietà della Diocesi) che sorge su un terreno di 100 ettari dove state già create serre ortofrutticole, allevamento di animali da cortile, pescicoltura per autosostentamento, il prossimo passo consisterà nell’allevamento di bovini da latte (800\100) per l’alimentazione dei degenti e dei bambini, e il resto immesso nel mercato della vendita (come già ora si sta facendo con verdura, maiali, galline) in questo progetto la Locomotiva darà il suo contributo

b
          

 

 

Rio Branco
   
       
Stato: bandiera Brasile
Stato federato: Acre
Mesoregione: Vale do Acre
Microregione: Rio Branco
Altitudine: 153 m s.l.m.
Superficie: 4.336 km²
Abitanti : 314.127  (2006)
Densità: 39,64 ab./km²
Nome abitanti: rio-branquense

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGETTO

 

Da Marzo 2010 La Locomotiva collabora con il collega Iozzi Gianni che sta promuovendo insieme alla sua famiglia (stabilendosi sul posto) un’iniziativa nel Sud America e più precisamente il progetto “Latte per la vita” promosso dalla diocesi di Rio Branco http://www.catholic-hierarchy.org/diocese/dribr.html sita nel nord dell’Amazzonia, si propone di sostenere le opere sociali della Diocesi che sono: la casa di accoglienza “Souza Araujo”  per malati di lebbra, i doposcuola per bambini / ragazzi da 06/13 anni con un progetto che dia un’alternativa alla strada, la casa di accoglienza “Arco Iris” per ex - tossicodipendenti. 

                  GIANNI E GIUSY

 

IL TERRITORIO

Il territorio di Rio Branco che conta circa 350.000 abitanti è la capitale dello stato dell’ Acre, uno dei 27 Stati che compongono la Repubblica federale del Brasile, situata nella parte più occidentale dell’Amazzonia, tra il Perù e la Bolivia ed è costituita per la maggior parte da popolazione Amerinda (Indios). Il contesto sociale è assai degradato, sia per la disparità economica tra  il ricco  sud  (San Paolo, Brasilia) ed il nord povero ed impoverito con il  60% delle ricchezze in mano al  5% della popolazione.  Il centro urbano ha strade asfaltate  e servizi funzionanti, ma  poche centinaia di metri dopo troviamo  un contesto  sociale  degradato formato  da  una periferi  inurbata al massimo, popolata da estrattori  della gomma  e Indios sfuggiti dalla fame scacciati dalla foresta dai  fazeindero  che incendiano parti  di foresta  per creare redditizi pascoli, con contesti familiari degradati,con tutte le conseguenze che questo può comportare: alcolismo,traffico di droga, prostituzione minorile, disoccupazione, niente in cui  credere e sperare, la popolazione è molto religiosa, ma il cattolicesimo è carente di una solida formazione poiché le famiglie della foresta ricevono raramente la visita di un missionario e sono facile preda di qualsiasi setta religiosa che promette l’impossibile.

 

IL PROGETTO CONSISTE:

La casa di accoglienza “Souza Araujo” (Il lebbrosario) di proprietà della Diocesi sorge su un terreno di 100 ettari. Abbiamo già creato serre ortofrutticole, allevamento di animali da cortile, pescicoltura per auto sostenerci, ma il prossimo e più importante  passo consisterà nell’allevamento di bovini da latte(800\100) per l’alimentazione dei degenti e dei bambini visto l’alto valore nutritivo e il resto immesso nel mercato della vendita(come già stiamo facendo con verdura, maiali, galline)

Tutto questo in quattro fasi

1)       Preparazione stalla, sala mungitura, recinto per il pasteggio.                                                             

       Investimento economico = RS 65.000                                                            Ingresso della casa d’ accoglienza   Souza Araujo dove opereremo

2)       Acquisto di bestiame che possa garantirci almeno una produzione di 15-20 litri di latte a capo

Investimento economico =  RS 105.000

3)       Acquisto di macchine per la mungitura e conservazione del latte.

Investimento economico = RS 2.800

4)       Addestramento del personale alla mungitura automatica e corso manutenzione e preservazione delle macchine.

        Investimento economico = 2.800       Totale spesa  206.000 RS =    81.984,13 

 

    

   PRESENTAZIONE PROGETTO

 

    


     

 

FILMATI     LOTTERIE  A PREMI      PER FINANZIAMENTO VERSAMENTI IN BRASILE

 

QUOTE DA VERSARE TRIMESTRALMENTE

COMUNICAZIONI PERVENUTE DALLA FORESTA

di Gianni Giusy e Matteo

21a 20 luglio 2011 18.35

Con molto ritardo vorremmo inviarvi due brevi filmati riguardanti L’incontro che si è tenuto a Salvador de Bahia lo scorso gennaio, ove si sono riuniti 120 missionari italiani operanti in Brasile, in rappresentanza degli oltre 1000 che costituiscono la più grande rappresentanza nel mondo, in un solo paese, inoltre hanno partecipato più di 10 osservatori provenienti da tutti i paesi del Sud-America corno sud.

Nel primo ci sono le interviste e le aspettative per i prossimi tre anni a cura di Don Alberto Brignoli responsabile Sud-America   http://youtu.be/FeI9Xg1Ep_g

Nel secondo le considerazioni e le conclusioni del nostro capo in toto; Don Gianni Cesena Direttore di Missio. http://youtu.be/JOAhx9so258 presente all’incontro anch’egli insieme al Direttore del C.U.M.(Centro Missionario) Don Cucolo-

Lo sapete basta tenere premuto il tasto ctrl e cliccarci sopra con il mause, non temete durano pochi minuti e non sono noiosi(ovvio per chi interessa l’argomento) Ciao è buona visione.

 

20a 17/07/2011

Saluti e ringraziamenti. 

Tempo di vacanze in Europa non qui nell’emisfero sud, ove le stagioni sono rovesciate rispetto all’Europa e ancora meno qui a Rio Branco, che essendo quasi sulla linea dell’Equatore le stagioni nemmeno esistono, anzi approfittando della stagione secca è il momento di viaggiare nell’interno.

Intanto ancora grazie a tutti i partecipanti alla cena di Capriata del giorno 9 luglio e a tutti quelli che pur non potendo partecipare ci sono vicini nell’affetto e nei contatti, perché, cari amici la cosa che più abbiamo bisogno in questo momento è sentire la vicinanza di qualcuno dall’Italia, due parole, un commento, una proposta, un saluto, non è un problema “de saudade” e che noi non siamo professionisti del “fare”, ma ci sentiamo di dipendere e di rappresentare, tutta la nostra comunità di partenza, quindi tutti voi,  facendovi partecipare, decidere, condividere, come se foste presenti in loco, noi da soli con tutta la buona volontà non serviremmo a niente. (Per la cronaca alla cena sono stati raccolti 1.150.00 Euri)  

Conosciamo finalmente i destinatari del vostro amore.

Oramai sono 5 anni che seguiamo il progetto “Latte per la vita” ma alcune urgenze che non immaginavamo di incontrare ci hanno portato ad occuparci delle comunità carenti che vivono all’interno della foresta lungo le sponde del Rio Acre, ma chi sono e perché vivono cosi lontano dalla città in condizioni da preistoria ? Semplice, sono gli ultimi arrivati e in città non riuscirebbero a vivere, o sono lì da sempre perché hanno un pezzetto di terra, una pecora, un po’ di galline, perché Indios o antiche famiglie di estrattori del lattice dall’albero della gomma e sono tanti, sparpagliati per decine di chilometri.

Abbiamo deciso ( tutta l’equipe che si occupa delle zone rurali, non siamo soli) di far una prima visita e poi su indicazione del Coordinatore di comunità individuare tra tutti chi è più in difficoltà, portando un sacco alimentare di circa 15 kl con generi di prima necessità, ma prima una visita di conoscenza, perché la loro vera necessità è … avere uno che ascolti, che ami, che comprenda, più che lasciare un sacco ed andarsene.

 

 

Dona Margarita, è una nonna che fa da mamma e papà a 7 vivaci nipoti, la nuora se né andata ed il figlio è partito in cerca di fortuna come Garimpeiro “ cercatore d’oro” e come la vedete abbracciata alla Giusy è anche invalida nella gamba destra.

 

 

 

 

 

Dona Luciane vive con i suoi tre figli, tutto bene il marito lavora, ma è dipendente da alcool e droga, siamo lì anche per convincerlo a sottoporsi alla disintossicazione nel nostro centro Diocesano “Arco Iris”.

 

 

Jaqueline è una giovane mamma al settimo mese di gravidanza, non può più lavorare ( ovviamente al nero) le si sono gonfiate le gambe, sta aspettando il suo settimo figlio, anzi l’ottavo perché sono due gemelli, non ha marito e vive con la madre in quella “casa” (baracca) senza mobili, sedie, letti, cosi come la vedete, nessun figlio è dello stesso padre. Sfortunata ? Incosciente ? forse tutte e due le cose, le abbiamo proposto un aiuto a patto che cambi registro di vita (non possiamo essere responsabili delle sue scelte) ma non ci siamo sentiti di giudicarla, sarebbe facile dargli dell’ignorante (infatti lei stessa  ammette) e come recita quella vecchia canzone di De Andrè (se li giudicherai senza misericordia da buon borghese, li condannerai a 100.000 anni più le spese. Ma se capirai un po’ più a fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo). Loro vi stanno dicendo grazie, che gioia conoscervi eee….  tutti siete invitati, non molto ma un caffè ve lo offrono.

 Nuovi amici della foresta. 

Oramai è un anno che siamo qua, dovremmo essere abituati ad ogni genere di vita incontrata, ma la foresta continua a stupirci, come un semplice scarabeo        (immaginiamo che lo sia) ma di proporzioni così enormi da occupare tutta una mano, l’abbiamo fotografato su di una piastrella per dare il senso della proporzione, o una farfalla gigante dai colori sgargianti ma differenti a seconda il senso e la luce, per finire 

 

                                                                                     una formica grossa come un dito e un meraviglioso volatile (Horazim). Vi salutiamo abbracciandovi e augurandovi Buone Ferie.

  

 

 

Il valore del dono:  Il vero donare è quando chi dona è felice come chi riceve e quando il confine tra donare e ricevere svanisce.

19a 03/07/2011

Qui tutto è giovane. 

Questa settimana, molti sono stati i motivi per festeggiare, il 23 giugno si è aperto l’anno giubilare eucaristico, non è un avvenimento che riguarda solo gli addetti ai lavori, ma un intero popolo, perché solitamente in un paese la crescita non è solo di un settore ed i risultati appartengono a tutti. Questi festeggiamenti che si concluderanno nel giugno 2012, sono per ricordare che Rio Branco è diventata una diocesi, se pur da soli 25 anni questa conquista lo è di tutti, che appartengano o no alla Chiesa cattolica, perché e un po’ come   dire ; adesso potete camminare da soli. La stessa cosa è avvenuta quando è nato lo stato dell’Acre e così via, qui tutto è giovane ; il 50 % degli abitanti a meno di 25 anni, in città ( ma solo in città) le strade sono asfaltate, la corrente elettrica arriva in casa di tutti, anche la foresta con i suoi colori, odori e abitanti si rinnova continuamente, se fossimo in Italia sarebbe la Chiesa più grande che esiste perché con i suoi 150.000 Km quadrati è grande come mezza Italia, ma qui è normale avere giurisdizione su di un territorio grande come da Torino a Venezia, d’altronde solo che la foresta Amazzonica brasiliana è grande 8 volte l’Italia e tutto è in proporzione. 

Ce l’abbiamo fatta. 

Questa settimana è stata anche la settimana del ritorno a casa di Arley ed Alencar, due persone che si sono sottoposte al trattamento volontario per la disintossicazione da alcool e droga,nella nostra casa di accoglienza chiamata “Arco-Iris “. Quel “ce l’abbiamo” fatta non è per prendere i meriti loro che hanno faticosamente portato a termine il trattamento, ma per il fatto che la terza fase del programma prevede un graduale reinserimento nella vita lavorativa, con una maggiore libertà ed autonomia e questa terza fase si svolge praticamente in casa nostra.

Sono i momenti più pericolosi e difficili, perché dopo un anno chiusi nell’ovattato mondo della casa, ove tutto è già stabilito e devi solo lasciarti guidare, ti ritrovi da solo e libero con le tue tentazioni e i tuoi fantasmi.

Non sono momenti facili, la tensione è palpabile, la responsabilità è molta, con loro che cercano di manipolarti per ottenere cose fuori dalle regole e tu che devi fare il guardiano, inoltre tutti è due ne venivano dal carcere e la piena libertà gli ha dato un po’ alla testa e se pensi ai problemi di casa tua come se già ci fossi, finisci per non concentrarti sul presente.

Comunque tra sorrisi, musi lunghi, pianti, crisi, minacce di andarsene e ritrovata serenità, dopo due mesi di vita a stretto contatto, domenica 19 giugno, grande festa per il passaggio a casa alla IV fase, che stavolta durerà per sempre, ovvero “non ricaderci più”. 

Le comunità si auto-mantengono. 

Date le grandi distanze, le parrocchie sono divise in comunità, veri e propri isolotti autonomi e come abbiamo più volte detto,  luogo d’incontro e di risoluzione di molti problemi.

In pratica funzionano come centri d’ascolto ove i problemi economici, di salute, lavoro, dipendenza da alcool e droga vengono al pettine.

 

 

Normale che tutti ne vivano un senso di appartenenza ed allora come mantenere le strutture, come migliorarle e visto che tutto il mondo è paese, considerando la passione brasiliana per : musica, feste e ricche  tombolate con premi tipo; galline, pecore, buoi, ecco pronta la soluzione, la sagra.

 

 

 

 

Vi mostriamo alcune immagini perché rispetto alle nostre sono di una semplicità disarmante, costruzioni fatte di palme e foglie,qualche sedia e giochi semplici, come la pesca per i bambini ove un pesciolino preso nella segatura corrisponde sempre a un giochino, ma comunque non meno efficaci delle nostre sagre.  

Un amico vi saluta. 

A volte lo vedi sfrecciare in bicicletta (come faccia visto che è senza piedi e mani non lo sappiamo) o in carrozzella, ma solitamente poltrisce ascoltando musica, si tratta di Ze-Carlos, un lebbroso della comunità “Souza Araujo” ove abitiamo. Ex estrattore della gomma, ammalatosi nella foresta solo, oramai ospite da 15 anni questa è la sua casa.

Ribattezzato da noi “IL Laiano” il pelandrone, cosi come l’abbiamo immortalato nella foto sta tutto il giorno a guardare gli altri pazienti che si fanno i letti, che socializzano, che giocano, che partecipano alle sedute psicologiche (una volta guariti la vera malattia e sentirsi rifiutare da tutti, soprattutto dalle famiglie) con l’eterna sigaretta tra le dita(per l’occasione se le fatta scivolare dalle dita per terra) e ci ha chiesto se poteva salutarvi sapendo quel che voi fate dall’Italia. Ecco fatto, è il minimo, visto la nomea che gli abbiamo dato.

Ciao a tutti e alla prossima.

Farsi pane

(R. Prieto)

Può essere bello, ma non è certo facile farsi pane.
Significa che non puoi più vivere per te, ma per gli altri.
Significa che devi essere disponibile, a tempo pieno.
Significa che devi avere pazienza e mitezza, come il pane
che si lascia impastare, cuocere e spezzare.
Significa che devi essere umile, come il pane,
che non figura nella lista delle specialità;
ma è sempre lì per accompagnare.
Significa che devi coltivare la tenerezza e la bontà,
perché così è il pane, tenero e buono

 

18a  Eroi d’altri tempi.

Andando a Manuel Urbano 250 km da Rio Branco, piccolo paese di 5000 abitanti sul Rio Purus, non potevamo non fermarci a salutare Padre Paolino Baldasarri, religioso dell’ordine dei “servi di Maria”che insieme a padre Ettore Turrini e Andrè Ficarelli hanno fatto la storia dell’Acre.

Sissignore non ci stiamo sbagliando, non la storia della Chiesa, che già vorrebbe dire tanto, ma la storia vera e propria di questa parte di Amazzonia, creando chiese, scuole, ospedali, organizzando il movimento dei “Sem Terra”, insomma tutti i presupposti di una società civile, infatti i loro nomi sono sui libri di scuola, al pari di eroi nazionali come Placido de Castro, Tiradentes ed altri ancora.

Quando giunsero qui nei primi anni 50 si fecero subito amare dai Garimpeiros (cercatori d’oro) dai Siringueiros (estrattori della gomma dagli alberi) e dagli Indios, stupiti di essere accolti e non scacciati, si fecero anche dei nemici tra i proprietari terrieri, dei siringais e dei pascoli,non facendo politica, ma ben di peggio : insegnando loro a leggere e scrivere, insegnando le leggi, i doveri e i diritti spettanti, diventava così più difficile frodare la mano d’opera, pagandola di meno, non si poteva più incendiare parti di foresta infrangendo le leggi, diventava arduo scacciare gli Indios dalle loro terre con documenti falsi e poi mettevano in testa alla gente strane idee tipo : Gesù ama tutti, ma di più gli oppressi, Beati gli aflitti…beati i poveri…quelli che hanno fame e sete di giustizia….(MT 5).

Padre Ettore oramai rientrato in Italia, Padre Andrè oramai non più in gamba, una decina di anni fa subì una vile aggressione da sconosciuti,  che lo cosparsero di benzina e gli diedero fuoco,fece più di 6 mesi di ospedale,e ne porta ancora adesso i segni, i malviventi furono presi, ma non si seppe mai chi furono i mandanti,ora vive da pensionato nella casa dei Servi di Maria.Resta l’ultimo dei tre,ed ogni tanto andiamo a prendere una boccata di Paradiso e un po’ di disposizioni a Sena Madureira da un sempre in gambissima Padre Paolino nonostante i suoi 83 anni.

Un santo in carne ed ossa.                                                      Artigianato locale raccolto da Padre Ettore 

 

17a 20/03/2011

Anno giubilare eucaristico. 

La nostra Chiesa brasiliana ha una storia giovane,pensate che quest’anno si festeggia l’anno giubilare eucaristico, il passaggio da prelazia “ do alto rio Purus”( cioè telecomandata da Roma)a Diocesi, sono solo 25 anni che Rio Branco è una Diocesi, ossia una realtà ecclesiale capace di camminare con le sue gambe e insieme si è aperta la “campagna di fraternità e vita del pianeta” sul tema ecologico: la creazione geme di dolore per il parto (Rm 8,22) speriamo che non diventino dolori di agonia.

Già perché visto come trattiamo e sfruttiamo questa palla di terra umi da che è il nostro bene maggiore (se muore il pianeta moriamo anche noi) non c’è da stupirsi se ogni tanto a mal di pancia.

 

C’è stata la presentazione ufficiale in Cattedrale presenti le autorità, celebrazione eucaristica e processione, impegno preso da tutti in favore del nostro pianeta e dell’Amazzonia, il nostro governatore presenterà in senato una mozione per abolire la legge attuale che permette ad un proprietario terriero di bruciare  sino al 50% di foresta per farne pascolo, vedremo, il tema è stato ripreso anche nella vicina Diocesi di Cubija in Bolivia, come da foto allegata.  

Festa mondiale dell’acqua.

Il 22 marzo si celebra la giornata mondiale dell’acqua, mai come in questi momenti è stata fonte di dolori (vedi tsunami in Giappone) ma fonte di vita sempre, bene insostituibile al pari dell’aria e quindi valore non mediabile e soprattutto non “privatizzabile e commerciabile” l’acqua deve essere di tutti per tutti ed il proprietario deve essere la collettività e non un privato come si cerca di far passare adesso in Europa e non solo. Vogliamo anche noi dare un piccolo contributo attraverso un filmato del pianeta terra, fatto da una navicella spaziale in un giorno senza nuvole, (basta aprire l’allegato e avanzare con la barra spaziatrice) per far vedere cosa abbiamo sotto i piedi, di quant’acqua è formato il pianeta e se un giorno non sarà più cosi almeno c’è lo ricorderemo.

Alla comunità “Souza Araujo” gli animali crescono di numero, ecco gli ultimi nati tre giorni fa, non cosi le strutture,continueremo a chiedere solidarietà, a finche si possano terminare, celle frigo,mungitrici,igiene,mattatoio, nel frattempo un nuovo cavallo ci aiuta a recuperare il bestiame quando scappa in strada,e a muoverci celermente,dico ci aiuta perche in pratica fa tutto lui, noi stiamo seduti e zitti, ha 8 anni ed è maneggevole, vi allego la foto mentre cerco di posteggiarlo nella stalla, come la macchina in garage basta fare attenzione. Ciao

                 Il controllore Gianni

          

 

16a  13/03/2011

Rio Branco

Terminato il carnevale (per la cronaca, il carnevale di Rio de Janeiro non è una semplice sfilata di carri allegorici, ma una vera e propria gara di scuole di samba con giudici, classifica etc..), vinto quest’anno dalla scuola “Beija Flor” dopo 5 giorni di sfilata, siamo entrati in quaresima.

Da parte nostra, abbiamo rallentato il “ muoverci solo per il fare”e da  qualche giorno stiamo facendo le prove di “vita normale”, cioè il gelato sul lungo-fiume come se le zanzare non esistessero, shopping e riposino sulla panchina come se non ci fossero 33°, non sempre ci riusciamo ma ci proviamo, inoltre da quest’anno e stata terminata la passeggiata che costeggia il fiume Acre e come vedete dalle foto e molto bella ed è diventato un luogo molto frequentato.

Festa della donna.

Anche qui e una festa molto sentita e l’abbiamo festeggiata nella casa femminile di accoglienza per ex-tossicodipendenti “Estrella da manha”(stella del mattino) ove oramai Giusy lavora stabilmente.

Più di un motivo c’era per festeggiare oltre il motivo principale di essere tutte donne ed era il fatto che pochi ci credevano che attecchisse, non certo per mancanza di “clienti femmine” ma perché qua viviamo in una parte di Brasile molto, molto, arretrato e rurale, difficile che una donna venga allo scoperto, invece adesso ci sono sei donne, che stanno accettando tutto il (duro) percorso proposto di quasi un anno, certo la nostalgia della famiglia è tanta (su sei si contano in totale 16 figli), ma come vedete dalle foto l’allegria non manca e la tavola e ben imbandita, piatto principale a grande richiesta ovviamente “La pizza” (visto la nazionalità dell’educatrice) fatta dalla Giusy con ingredienti non certo esatti ma graditi, inoltre l’arrivo di due nuove “sorveglianti saltuarie” non sapremmo come chiamarle, causa i nuovi arrivi, quindi di nuovo auguri.

Ennesimi intrusi

Un po’ perché piove quasi sempre, un po’ perchè l’erba cresce velocissima, dietro casa , c’è una “foresta” a parte la battuta questo fa si che tutti gli intrusi possano entrare in casa se non si sta attenti, ovviamente non parliamo di rane e farfalle colorate, ma di serpenti, ve ne mostriamo due, soprattutto perchè incredibilmente belli e perchè di tutti quelli che lavorano qua al “Souza” nessuno sa dargli un nome scientifico tale da poter guardare su di un libro o tramite computer cosa sono, se sono velenosi o no e se si quanto, infatti per loro a parte il pitone e il boa, tutto viene considerato velenoso, a noi sembra impossibile, inoltre  il tempo di portarlo in città o farlo vedere da qualcuno più informato non c’è l’abbiamo, quindi se qualcuno di voi ha un amico naturalista o che lui stesso ci capisca se ce lo dice ci fa un piacere, ovviamente quello del serpente al collo non è un atto di coraggio perché era già morto e solo per dare una proporzione e  l’incontro finisce sempre male per loro perché abbiamo scope robuste e perché facendo il bagno nei fiumi di casa nostra e girando per le nostre colline sappiamo che sotto una pietra ci può essere una vipera, quindi più o meno dall’Amazzonia alla val Borbera, dal Rio Solimoes al fiume Scrivia, c’è poca differenza, inoltre siamo sempre più convinti che sia molto più pericoloso guidare in autostrada o attraversare in incrocio a piedi.

Benvenuto tra noi piccolo Cristian Lucien.

Fare il missionario e fare del bene soprattutto a se stessi, quando facemmo il corso al C.U.M. di Verona conoscemmo tante persone di cui perlomeno la metà siamo ancora in contatto, anche perché due mesi di convivenza “forzata”ti porta a fraternizzare o a scappare, una delle prime persone è stata Serena Gastaldi 35 anni della diocesi di Firenze, ricevuto il mandato è partita due anni fa per il Burkina Faso nel centro-Africa. Era una ragazza non musona, ma certo molto taciturna ,era nell’aula accanto a noi, essendo divisi a seconda della destinazione,”Asia,Est-Europa,Sud-America e Africa” avevamo anche momenti di attività in comune e quasi tutti pensavano che “certamente avrebbe avuto problemi non di lingua ma di comunicazione non parlando mai.

Invece ha saputo interpretare il mandato ricevuto che è quello di seminare, non solo ha seminato ma ha anche raccolto ; in un anno e mezzo si è fidanzata, sposata e adesso è nato Cristian-Lucien di cui vi mostriamo la foto per dargli un caldo benvenuto tra noi.

 

15a  06/02/2011

Il bisogno, da sempre a fatto aguzzare l’ingegno, ma qua i poveri per non essere costretti a rubare per sopravvivere si sono inventati i lavori più strani.

Dall’affittare un abito da Bahiana per fare una foto, al vendere il famoso cocco che in tutte le pubblicità turistiche e sempre in bella mostra o creare un salone da parrucchiera in strada per fare le trecce africane e disegni nei capelli, sino al vendere i propri capelli naturali come parrucche o code,vendere le famose frittelle di polpette di fagioli fritte nell’olio di palma che da al tutto un dolce sapore o vendere i frutti della foresta che nascono spontanei, ma fin qui siamo nel campo della normalità o quasi.

      

 

    

           Benzinaio improvvisato

           Parrucchiere per strada

                 Negozi di frutta improvvisati

Poi ci sono i temerari che sfidando il caldo opprimente vendono spiedini di formaggio ove la stranezza è che sono itineranti, cioè non hanno un banchetto fisso per strada ma con un secchio di ferro ricavato da una vecchia latta di vernice girano spiagge, città e paesi sempre con questo secchio pieno di carboni ardenti per mano (se no che formaggio fuso sarebbe)

O il venditore di gamberoni fritti, che non può posare la sua mercanzia sulla sabbia per riposarsi se no, basterebbero pochi granelli sul fritto e la giornata sarebbe persa e quindi eccolo li che per fare i suoi bisogni in mare e lavarsi le mani…. orgoglioso della sua “camiseta” del Fluiminense fa l’equilibrista con il vassoio in testa sulla riva.

Ancora più ingegnoso “il lavapiedi”, pensateci, si esce dalla spiaggia, si arriva in strada, come fare per mettersi le ciabattine ? Ecco Thiago che per un real ti toglie la sabbia bagnandoteli abbondantemente, poi vedrete una geniale ragazza in pantaloncini e maglietta a righe che ai poveri e stanchi turisti gli vende … un rilassante massaggio ai piedi con oli profumati.

E che dire del lavoro del copri moto ? voi posteggiate la moto e l’addetto ve la copre riparandovela dal sole e se piove come in questi giorni, ancora meglio ,troverete il sellino asciutto,(sempre per un real).

L’immondizia una vera miniera per riciclare plastica, alluminio e vetro, inoltre colpo di genio, la Transacreana non è certo l’autostrada del Sole, come fare se l’unico benzinaio nel raggio di 300 Km fosse chiuso ? Ecco inventato una pompa di benzina abusiva,

Insomma con la fantasia ci si può sbizzarrire all’infinito. 

Il Brasile non è solo un grande Paese, ma soprattutto un Paese grande.

Per andare da Rio Branco a Salvador de Bahia ho percorso 4.500 Km con uno scalo a Brasilia, di questo me ne sono accorto perchè li, ho fatto un po’ di discorsi con un viaggiatore di San Paolo che si sarebbe imbarcato con me. Appena saputo da dove arrivavo con aria complice mi ha chiesto se è vero che gli indios vanno nudi per strada e se ci sono serpenti in città oltre che nella foresta. La domanda mi ha lasciato interdetto non poco, è vero che nonostante siamo in Europa se un cinese, saputo che abitiamo a Roma ci chiedesse, che si dice di bello in Siberia?

Non sapremmo rispondere perché non la conosciamo, ma suvvia lui è un Brasiliano, ma incredibilmente parlava seriamente, non aveva la minima idea di come era fatta quella parte di foresta amazzonica, anche perché le televisioni parlano solo di quel che accade, da Rio de Janeiro in giù, le risposi di si ma solo quelli da 10 anni in giù, ovviamente la risposta è stata semiseria ma vera, infatti non è raro che i bambini girino nudi con magari le Adidas o le Nike nei piedi arrivate da chissà quale centro Caritas del mondo.

Bhè! Cari amici questa è l’ultima puntata del mio soggiorno a Bahia e se vi venisse voglia di andarci non pensateci troppo, perché è meravigliosa.

Ciao a tutti, un abbraccio e alla prossima

 

14a  06/02/2011

La mia  Africa

A parte questo vorremmo dirvi che Salvador è una delle città più struggenti e affascinanti di tutto il pianeta,l’80% degli abitanti è afro discendente,lo scenario ambientale sembra un set cinematografico nella Lisbona del 1700, e le vicende degli oltre 5 milioni di schiavi importati dai trafficanti Arabi e venduti nella piazza principale alla cattolicissima Spagna e Portogallo non si trova solo sui libri di storia , ma anche nei ganci ancora presenti sui muri delle case,nella fede praticata da questo nuovo popolo che non avendo reciso i cordoni ombelicali con l’Africa, ma scoprendo una nuova religione che parlava di pietà e uguaglianza( la Chiesa di allora non era solo complicità e connivenza,ma  luci ed ombre come adesso, centinaia sono stati i Francescani,Domenicani,Gesuiti che hanno perso la vita insieme a loro per umanizzare le leggi allora vigenti) Hanno mischiato tutto con il Candomblè,venerando gli Orixà (spiriti dei defunti) come noi i nostri santi, e attraverso i ricordi ancora vivi.

Pensate che c’è ancora chi tra i 60/70 ricorda le frustate,i pianti,le paure dei propri nonni, la schiavitù e stata ufficialmente abolita nel 1888 ma sottobanco e proseguita per tanti anni,sembrano cose solo del tempo medioevale ma solo che cento anni fa c’era chi propugnava lo schiavismo, nel museo navale sito nella baia “Dos Santos” vi sono documenti in cui le persone venivano conteggiate come pezzi,( recebeu de 56 peças  de falta)” ricevuta con 56 pezzi mancanti.

Adesso è una città con circa tre milioni di abitanti, fiera e vivace,  vorremmo mostrarvela con qualche scatto fotografico cercando di farvi rivivere l’atmosfera un po’ magica, del quartiere antico “Il Pelorinho”del Candomblè con le professioniste nell’invocare gli spiriti che profetizzano dopo esserne possedute, chiamate “Mae do Santo”, la chiesa di Nostro Signor do Bon-fim( Nostro Signore della buona morte) edificata nel 1751 solo dagli schiavi africani e da loro frequentata, ove ogni striscetta colorata appesa all’inferriata è una richiesta di grazia,insomma condividere anche le nostre gioie. Ciao a presto. 

                  Baia dos Santos             Il Pelorinho, citta vecchia        La piazza ove si contrattavano gli schiavi

 

        
                   Foto di Gruppo  Piccoli missionari crescono       Un bacio da Bahia a tutti voi

13a 15/01/2011

La settimana giornalistica televisiva era iniziata con le solite notizie di politica interna, rapine e sparatorie varie e la pioggia che allaga la città di San Paolo oramai da un mese, per la prima volta si parlava di pioggia insistente nella regione di Rio de Janeiro, nessuno avrebbe immaginato una tragedia di siffatte proporzioni, tre intere cittadine sommerse dal fango di intere colline e dall’acqua esondata dai fiumi, a tuttora si contano più di 450 morti trà Teresopolis, Petropolis e Nova Friburgo.

   

 

Contro l’inclemenza del tempo non si può fare niente ?  Certo che no, ma si può prevenire quando si può, rispettare la natura non devastandola e non costruire sulle pareti delle colline. Sappiamo che di fronte al dolore è meglio un rispettoso silenzio, rimboccarsi le maniche ed aiutare e questo lo stiamo già facendo, la settimana prossima andremo là come Diocesi a portare il nostro aiuto, ma è altrettanto vero che bisogna adoperarsi perché al ricapitare di un nuovo evento climatico si conti meno danni possibili. Per capirci sono scesi in un giorno 180 mm di pioggia, nello stesso momento a Brisbane (Australia) ne cadevano 200 mm, il giorno prima la popolazione è stata evacquata e si contano 9 morti, è vero che non si possono fare paragoni ma come sempre gli ultimi ne fanno le spese e gli ultimi sono proprio quelli che costruiscono o abitano i posti pericolosi e sconsigliati, arrampicandosi sul crinale delle colline, con baracche senza fondamenta e gli ultimi non sono un eccezione, gli ultimi sono tanti, ma è anche vero che sono quelli che fanno scattare maggior fratellanza, in cattedrale c’è una cassa in una stanza, ed entrambe sono sempre piene di oggetti di soldi, preghiere e solidarietà e se vorrete porteremo anche la vostra.

Il quartiere ove viviamo si chiama “Libertade” in realtà non è un luogo ma case sparse nel raggio di 50 Km quadrati, al massimo 10/15 case intorno alla chiesetta che forma una comunità, in teoria dovremmo essere serviti di autobus, acqua, strade, servizio postale, visto che apparteniamo al municipio di Rio Branco,( anche se è definita “Zona rurale”) in realtà non c’è niente di tutto questo. Usciti dalla strada principale una striscia di terra rossa che 6 mesi l’anno e una colla che si attacca alle scarpe, ma tutti sono abituati da sempre, cosa che invece procura dispiacere, sono alcune case degli ultimi arrivati dalla foresta che in pratica è un isola completamente isolata circolarmente da un rio che in realtà è la fogna a cielo aperto scavata da qualche volontario e dalle piogge, questo isolamento è più psichico che fisico, (anche se non riusciamo a pensare che accadrebbe se cadono le passerelle già precarie, quindi andarli a trovare, farli partecipi della vita comunitaria diventa quasi un obbligo, alleghiamo alcune foto.

  

 Mettiamo la foto di quelli che definiremmo tre colonne, sono dalla sinistra : Don Massimo attuale rettore della cattedrale qui dal 1974, Don Luis Pieretti parroco di una parrocchia di 50.000 anime, ove almeno ogni due settimane ci riuniamo a cena noi Italiani (siamo pochi e ci teniamo in contatto) qui dal 1980 è la colonna delle colonne; Padre Andrè Ficarelli, bolognese dell’ordine dei Servi di Maria, 86 anni non si ricorda nemmeno l’anno esatto che è arrivato ma sembra intorno al 1955, apparentemente un pensionato, ma è scrittore, infermiere, botanico, naturalista e pozzo di ricordi che noi piano piano li mettiamo per iscritto prima che tutto si smarrisca, dell’Italia ricorda poco, non va mai, però prima che partissimo dall’Italia quest’estate ci telefonò per chiederci una forma di gorgonzola e del vino, ovvio che non potemmo accontentarlo, non saremmo passati dalla dogana, ma adesso un pò siamo pentiti, perché se questi sono “ I suoi ricordi” bèh, erano e sono importanti.

 

 

Avevamo già scritto della precarietà dei mezzi che abbiamo per lavorare, ma vi diamo la foto di quello che è il nostro “Mattatoio” ovviamente fuori legge per norme igieniche anche qui,vi salutiamo augurandovi buon fine settimana con questo pensiero settimanale

 

 

 

12a domenica  07/01/2011  22.44

Festeggiati il 28 Dicembre i 128 della Città di Rio Branco, diventato municipio nel 1904.

Era nata come "impresa per l'estrazione della gomma", non esisteva lo stato dell'Acre ed erano terre completamente disabitate, o meglio, i suoi abitanti sono quegli Indios tenuti adesso ai margini della vita, in riserve e colonie.
Oltretutto i brasiliani che vivono qui sono degli immigrati, specialmente dal Nord-Est ( Cearà, Pernambuco,Bahia ) attirati dal nuovo oro nero " La Gomma  naturale" che veniva estratta dagli alberi, sogno che si infranse negli anni 60 con l'introduzione della gomma sintetica ed il conseguente abbandono delle imprese , creando quello che è Rio Branco adesso, un piccolo centro città con un enorme periferia, che ogni giorno raccoglie sempre nuove famiglie che non ce la fanno più a vivere nella foresta a causa di malattie e difficoltà, andando ad ingrossare il numero di disoccupati e disperati.
Ma quel che colpisce  di questo continente è che tutto è giovane, dalla gente alla storia, dalle strade alle speranze e quindi con la voglia di ricominciare.

Una cosa di cui non abbiamo mai parlato, un po’ per riservatezza un po’ per scaramanzia, riguarda le nostre difficoltà, di lingua, di clima di ambientazione,
cogliamo l'occasione che ci hanno dato alcuni avvenimenti  e alcune domande fatteci recentemente per parlarne.
Niente di drammatico sia chiaro ma è bene dirlo ; per quanto riguarda la lingua le difficoltà ci sono, non solo perchè nonostante il portoghese sia una lingua latina resti comunque per noi una lingua straniera, metteteci anche che c'è chi ha maggiore o minore predisposizione ad assimilarla, resta il fatto che a noi non basta capire e parlare tanto per sopravvivere ma dobbiamo conoscerla per saperla scrivere e parlarla per risolvere questioni legate al nostro impegno, inoltre dobbiamo  rapportarci con tutti, con l'acculturato che parla un Portoghese fluente e l'analfabeta, con chi parla solo dialetto e chi lo parla come l'ha appreso in casa, ma con il tempo piano, piano, si risolverà.
Resta l'adattamento ambientale il vero scoglio, l'adattamento al posto , all'aria, al clima, per capirci non è solo un problema di caldo/freddo, magari fosse solo quello, uno suda tutto il giorno ma finisce lì è che l'umidità unita all'aria della foresta modifica il tuo sforzo, a volte stai bene anche sotto il sole, a volte in giornate nuvolose e umide sei privo di forze, l'aria calda è molto pesante sfiora il 100% di umidità, le migliaia di piante, fiori,animali che nascono e muoiono ogni giorno la rendono dolciastra e stordente come nei nostri cimiteri in estate ove quintali di fiori imputridiscono sotto il sole, riusciamo a fare tutto ciò che ci chiedono ma paghiamo un pedaggio pesante, magari poi dormiamo 12 ore, oppure non riusciamo a essere efficienti.
Resta inoltre inteso che sono sensazioni soggettive, non generalizzabili, mia moglie e continuamente punta dagli insetti, ma soffre meno la pesantezza dell'aria, io sono punto relativamente ma soffro l'aria soffocante e umida, ci sarà chi non avrà nessun problema di certo ce la stiamo mettendo tutta anche perchè ad Aprile finisce la stagione delle piogge e si farà strada un normale caldo secco come da noi.
Inoltre la lentezza con cui tutto si svolge e l'apparente apatia della gente ci sta definitivamente contagiando, non ricordiamo chi disse (Probabilmente Jorge Amado poeta Brasiliano) la famosa frase "Sotto L'equatore non vi è peccato" sottintendendo che se fai per intero o no il tuo dovere, se manchi in qualcosa sei giustificato da ciò che ti circonda e dalle difficoltà ambientali.

 

 

Stiamo cominciando a comprendere perchè nessuno ti da un appuntamento dicendo l'ora, ma solo genericamente se è di mattina o di pomeriggio e magari non viene nemmeno e lo  trovi a casa sua sotto una pianta di cocco che riposa su di una amaca.

 

 

 

Abbiamo voluto festeggiare l’anno nuovo con i nostri pazienti e involontariamente  il più giovane ricoverato  (15 anni)malato di lebbra ed il più anziano (86 anni), erano seduti uno accanto all’altro e nonabbiamo resistito alla tentazione di fotografarli insieme, come l’anno appena trascorso e il nuovo che avanza.

 

 

 

La pioggia non solo ti bagna ma. . . ti fa sprofondare con la macchina perché sembra erba ma è una palude, siamo sempre più convinti che la famiglia è una vera impresa di solidarietà: io lego la macchina al trattore, mio figlio mi tira fuori e mia moglie ….. non ha resistito a fotografare la situazione ed allora ne approfittiamo per ringraziare il dono di Natale, la macchina per poter lavorare, una S10 della Scevrolet che ci permette anche un vano di carico, infinitamente grazie a Don Luciano Masè della parrocchia della Natività di di Ge Sestri.P..

11a domenica  26/12/2010 01:34

Il Natale ci fa fare festa, non solo perché “bisogna”se no si intristiscono le aziende commerciali, ma soprattutto perché dopo tanta attesa si avvicina quel giorno che cambiò e cambia la nostra vita, rinnovandola nella misura in cui ci vogliamo farla cambiare e poi succedono cose dal sapore miracoloso.

Il giorno 22 dicembre è una ricorrenza molto sentita da queste parti, 22 anni fà terminava la sua esistenza terrena Chico Mendes colpito vigliaccamente mentre usciva di casa per recarsi ad una riunione, era a capo dell’allora neonato sindacato dei seringueiros (estrattori della gomma) e dei lavoratori della terra, ma era molto di più, ecologista, difensore della foresta e dei diritti degli indigeni, portò le sue denunce sino al Senato degli Stati Uniti, fu incarcerato e torturato, in quegli anni di dittatura militare migliaia di persone  sparirono nel nulla, nessun processo nessun colpevole.

                       

Quella sera come se sentisse qualcosa nell’aria tornò indietro due volte a salutare moglie e figli e davanti a loro fu colpito a morte da numerosi colpi esplosi nel buio, tutti sapevano i nomi dei colpevoli, ma ci vollero tre anni e una indignazione mondiale per celebrare un processo a carico di due possidenti locali, tanto era l’ingiustizia di quegli anni, alcune foto che lo ricordano, Inoltre nel suo paese Xapurì per la prima volta insieme sindacato e federazione proprietari terrieri.

 Giorni di festa e di fraternità , con questa nostra vogliamo farvi partecipi di come e dove lo abbiamo passato è un modo questo, per festeggiarlo insieme a tutti voi.

                                                                                            

 

Scambi di regali e churrasco, la più grande si è svolta qui al”Souza Araujo”, più di 100 dipendenti tra tutte le opere sociali della diocesi, immancabile sfida di calcio contro i sacerdoti che per la cronaca hanno vinto, soprattutto perché in porta avevano il Vescovo che parava l’impossibile e tombola gigante.

 

 

Vigilia al “Souza” con i pazienti, il Vescovo a pranzo con noi, Giusy si è impegnata in cucina, (pasta al forno all’Italiana) buon successo e scambio di regali.

Festa anche all’Arco-Iris con le famiglie dei ragazzi. Un buon Natale da Bangalore “India”da parte di Don Fausto e Don Lorenzo di Venezia, tra tutti noi che abbiamo effettuato il corso al Centro Missionario di Verona si è formato una bella amicizia e hanno voluto condividere con voi.

 

Gran bella notizia ci è arrivata dall’ alto-Amazzonia, il tribunale di Loreto ha assolto Padre Mario Bartolini dall’assurda accusa di terrorismo per aver difeso i diritti degli indios che si sono visti vendere la terra di loro proprietà ad una Multinazionale (Romero group) attiva nel campo petrolifero, rischiava anche l’espulsione dopo 30 anni che vive in quelle terre, l’accusa si basava sul passaggio di una sua omelia in cui condannava la violenza tutta, compreso l’uccisione di 33 manifestanti il giorno 05 giugno del 2009.

 

A Natale più di 30.000 Acreani a letto con la febbre, la stagione delle piogge porta con se l’epidemia di “Dengue”(una zanzara che si nutre di giorno) non esiste vaccino e i sintomi sono come una normale influenza e forti dolori ossei, lo Stato fa molto come prevenzione ma le pozze d’acqua non si possono coprire, i più colpiti sono i bambini e i soggetti più deboli, con la tipica pazienza e rassegnazione di queste parti si dice ”Quest’anno farò le feste sicuramente in famiglia”.   Bom dia e um abraço as todos voçès.n

 

 

 

 

 

21-12-2010

Carissimi amici della Locomotiva  nell'augurare a voi tutti i migliori auguri, vi invio  il messaggio che il nostro vescovo Dom Joaquin Pertinez ha inviato per voi.

 

 

 

 

 

 

 

10 DICEMBRE FESTA MONDIALE DELL'INFANZIA.....TRADITA

 

 

10a sabato /12/2010

                     Estrela da manha per le femmine

Finalmente si parte con “l’Estrela da manha”, Stella del mattino cosi si chiama la nuova sfida,una casa di accoglienza per le femmine, si parla di sfida perché è la prima nel suo genere, non che le femmine non si droghino ma si vergognano a venire allo scoperto, per il momento sono solo tre, ma con allegria perché Darcilene quella con la maglietta gialla è insieme ad i suoi 5 bambini pieni di voglia di vivere,ne mancano due, uno di 2 anni e uno di pochi mesi perché adottati, lei con grande altruismo e amore ha  accettato di dargli un futuro migliore, ma, non vi dico quel giorno che sono venuti a prenderli piangevamo tutti, ma per loro apre una nuova speranza e lei non li perderà mai, d’altronde non siamo a Natale?

 Ci giunge voce di una mamma della nostra comunità che si sta lasciando morire perché depressa,oramai pratici della zona perché ogni venerdì ci riuniamo in casa di chi ci ospita andiamo a cercarla,la sua casa è in fondo alla strada ove passa il torrente, non c’è acqua, luce, gas, servizi ma solo zanzare e mosche, di noi non si fida perché pensa che la vogliamo ricoverare e perché siamo cattolici e lei non è credente, dopo averla tranquillizzata che non andiamo in giro a ricoverare atei ed evangelici e non ci importa nulla di ciò che crede, al terzo incontro ci accetta e si apre,la storia è questa :

                                                                       

                   KATIA CON I FIGLI                                                                                                                                            LA SUA CASA

lei si chiama Katia ha 36 anni è sposata con tre figli ma il marito beveva e la picchiava, si innamora di un altro, “Matteo” e se ne va a vivere con lui, fa altri 4 figli e lui se ne va, mentre in quella casa di un vano piena di sporcizia e pianti si lascia andare ad una depressione che sembra un pozzo senza fine.

Accetta di farsi portare ad una visita medica,accetta di farci parlare con il marito attuale ed alla fine le cose vanno meglio, lei non si sente sola, adesso si cura, Matteo ritorna a casa ed è veramente un bravo ragazzo,lavoratore,buon padre, solo che aveva paura di lei che minacciava di ucciderlo nella notte, rosa dal tarlo della gelosia per un amante che non è mai esistita.

 

 

Tutto questo ha provocato dei cambiamenti, ora è tornata la pace in casa e autonomamente hanno deciso di far battezzare i loro 4 figli, di entrare a far parte della comunità cattolica e credeteci senza nessun tentativo di plagio da parte nostra, non ci ha mai chiesto un euro, solo amore, di questa bella storia vogliamo farvi partecipi allegando delle foto  di tutto il cammino fin qui fatto.

 

 

Il giorno dell’immacolata riunione in Bolivia, incontro con la pastorale Indigena e… facciamo un po’ gli” Americani” visto il valore della moneta locale (il Bolivar) ci dedichiamo agli acquisti di Natale per la nostra comunità”Souza Araujo”e ieri venerdi 10 con l’Associazione Italo/brasiliana “Dante Alighieri” finalmente Pizza, certo niente a che vedere con Vignole & Arquata ma facciamo finta di esserci. Ciao a presto

                                                                                                                                                                   i                                       

                     RAZZI DELL'ARCO-IRIS                                                             EDUCATORI  

9a  venerdì 26 novembre 2010 21.50  

Carissimi amiche e amici, questa volta non daremo le solite notizie dalla foresta, ma vi vogliamo intrattenere con un filmato dove racconteremo il nostro progetto latte per la vita e ringraziare tutte le persone che hanno aiutato alla riuscita di alcuni progetti.

 In questo film vogliamo dare testimonianza dei frutti nati grazie alla raccolta dei fondi durante questi  4 anni , promuovendo sagre in Vignole Borbera (AL) con l’aiuto degli Alpini del posto (vedi allegato), con l’aiuto dei sostenitori di Missione Brasile:

Anna Rezzani con suo marito Giorgio( ottimo cuoco), Marina e suo marito Piero, Margherita  con il marito Adriano Mottin, Anna Picollo , il Beby, l’associazione Ecosolidale,  l’ associazione La Porziuncola, i ragazzi della scuola media con i professori Montanari Marco, Crocco Marcello e bidelle, i bimbi delle elementari e asilo privato con maestre e bidelle, la parrocchia San Giacomo parroco don Gianni e i suoi fedeli, i fratelli di RNS con il Parroco di Carrosio don Mario, i fratelli dei Cuesillos della Diocesi di Tortona,  la Croce Rossa, tutti di Gavi Ligure.

L’attuale sindaco Teti Giuseppe con tutta la sua famiglia, vice sindaco Susan, Mariateresa con sua figlia Carolina, la famiglia Carretti con le nipoti, la famiglia Massone Betty e Silvano, Gabriele della Croce Rossa  ( anche lui ottimo cuoco) Maria Teresa Cartasegna, Elena Di Pietro con sua figlia Giulia, l’associazione Camperisti con Maxi suo marito Umberto  la figlia Sonia e nipote, l’ associazione Onlus Giovani solidali con il terzo mondo con il parroco Giampiero della Parrocchia San Lorenzo, tutti di Vignole Borbera.

 La mia mamy Alva , Rita (ottime cuoche) e la mia cara sorella Susy di Torino

 La Pro Loco, i bambini, maestre, bidelle e genitori della scuola elementare di Capriata.  

L’attuale assessore delle pari opportunità Morando Mariagrazia della Provicia  di Alessandria.  

L’ attuale Sindaco Paolo Spineto con la sua Giunta di Arquata Scrivia. 

L’associazione camperisti di Genova e famiglia Mirabile Piera.

La Compagnia teatrale “ Gli amici di Enzo” di Genova

L’associazione “ La Locomotiva ” DLF di Genova, donati al progetto 250 euro che abbiamo già spedito qui alla Diocesi e fatta una lotteria con estrazione al 6 di novembre ’10 al Teatro Albatros  con la presenza di amici/colleghi ferrovieri. Raccolti puliti 255.00 euro.

L’ Associazione Ascolta l’Africa della casa del giovane della parrocchia San Pietro, parroco don Livio Vercesi. http://www.ascoltalafrica.it/alf/index.php che ci ha donato per la partenza 500.00 euro.

Il vice presidente della Caritas di Tortona Moreno Baggini e sua moglie.

L’ associazione “La Goccia” che ci dà la possibilità di un lavoro di confezionamento bracciali ( 12.000) 50 cents di euro l’uno compresa spedizione, da mettere dentro le uova pasquali per il 2012 http://www.la-goccia.it/NewsLetters.asp

L’ associazione Riso Solidale http://www.associazioneriso.org/ che ci danno la possibilità di guadagnare la metà del costo al pubblico.

Ultimamente si sono affiancate al nostro progetto le parrocchie:

Nativitas di Genova Sestri con il Parroco don Luciano Masè e suoi fedeli, San Giacomo di Arquata Scrivia con il Parroco don Lino e suoi fedeli, San Giorgio di Stazzano con il Parroco don Paolo Padrini e suoi fedeli e Parrocchia San Giacomo di Gavi Parroco don Gianni e i suoi fedeli che grazie anche a loro abbiamo acquistato:

Con il loro aiuto abbiamo acquistato, un toro riproduttore e 8 mucche da latte ma come da progetto su www.missionebrasile.it abbiamo ancora molto da fare.

Hanno collaborato per la riuscita di varie cene e sagre donando del denaro per la preparazione delle varie cene, sagre, manifesti, alimentari vari, le ditte:

Poggio Claudia Immobiliare di Arquata Scrivia, www.immobiliarepoggio.it  

Poggio Agenzia Assicurazioni di Arquata Scrivia

Scatola Magica di Arquata Scrivia, Micro di Arquata Scrivia e Gavi, Fratelli Dominici di Arquata Scrivia, Euroker di Arquata Scrivia, Moto e accessori di fronte alle Vaie di Arquata Scrivia, Ditta di Marmi in Arquata Scrivia e suoi amici di Stazzano, Vetraio di Arquata Scrivia, ditta costruttrice di Caneva e ditta costruttrice di Ponzano & C di Arquata Scrivia, bar la Juta di Arquata Scrivia.

Chiedo scusa a chi non ho nominato, ma spero tutti.

Grazie al vostro aiuto abbiamo raccolto in questi anni la somma di 24.000.00 euro spediti alla Diocesi di Rio Branco con bonifici bancari.

Con i fondi raccolti abbiamo compartecipato alla realizzazione di pescicoltura intensiva, le orto serre, i pesci e verdura, infatti vengono già messi sul mercato per la vendita.

Acquistato qualche bue da carne, ( ora già nella pancia di qualche Acreano), scrofe riproduttrici ( i loro figlioletti poverini!)  e delle galline che fanno ben 700 uova al giorno, anche queste ultime in vendita sul mercato e distribuite nelle varie comunità, quindi facciamoci un grande plauso come sostenitori dei progetti.

Ora vi lascio vedere il film, da me sopra citato che grazie alla TV diocesana di Rio Branco abbiamo potuto realizzare.

Il nostro scopo è quello di tenervi sempre informati e lo riteniamo anche un dovere da parte nostra, farvi vedere da più vicino dove vanno i fondi raccolti attraverso filmati e quindi anche voi partecipi ai nuovi eventi.

Grazie cari amici per aver creduto in noi e di continuare a credere al nostro/vostro progetto “ latte per la vita” . da qualche mese c’è chi sta vendendo il riso solidale nelle parrocchie di Arquata Scrivia e Gavi e così la vendita di bigiotteria locale, con la collaborazione di Anna Rezzani e le donne che confezionano sacchetti per collocare il riso sfuso, Anna di Arquata Scrivia, Fulvia e Cristina Venzano di Arquata Scrivia e speriamo si uniscano altre persone e parrocchie, non ha importanza di quale città o paese che appartengano.

Quindi buona visione e ci scusiamo anticipatamente per qualche gaffe, ma eravamo molto emozionati perché il nostro primo film.

P.S. Non spaventavi nel vedere le mucche in quello stato, ma sono così di razza, magre e smunte. Infatti dobbiamo comprarne di diversa razza, un po’ più grassottelle, solo che costano di più, diciamo il doppio (3.500.00 Reais) 1.700.00 euro a capo, mentre quelle che abbiamo già, grazie alla rivalutazione del Reais rispetto all’ euro sono costate 800.00 euro l’una. 

 

8a  13 novembre 2010 2.41

Se permettete oggi parliamo di donne.

Era il titolo di una commedia italiana anni 70, le donne di cui vorremmo parlarvi, sono le donne Brasiliane soprattutto del nord,  ove tutte hanno almeno una goccia di sangue Indios;

che ci fosse in loro qual’cosa di speciale lo scoprì il primo occidentale che percorse il rio delle amazzoni il capitano Francisco de Orellana ,  che il 24 giugno 1542 all’altezza della confluenza del rio Solimoes con il rio Negro fu attaccato e sconfitto da una tribù Wayanini capitanata da 12 donne e come  riporta il libro di bordo redatto dall’erudito frate Gaspar de Carvajal “ le donne tirarono tante frecce  da far sembrare il brigantino Sao Pedro un porcospino”.

Quelle di oggi non sono da meno, sono la spina dorsale della società, è triste dirlo ma la figura maschile (senza generalizzare) nelle basse fasce economiche (60%) è trasparente, vuoi per cultura, per mancanza di forza morale, per orgoglio.

La tipica famiglia dei barrio poveri ( e qui in Amazzonia sono veramente tanti) è composta da una donna sola con 4/5 bambini di padre diverso, viene spontaneo di dare subito un giudizio morale e qualitativo ma non servirebbe a capire niente.

 

                           

 

La strada normale percorsa è come da noi sposarsi, ma poi va male qualcosa e senza avvocati, tribunali, il marito semplicemente sparisce dall’oggi al domani, oppure viene buttato fuori.

Normalmente uno cerca di rifarsi una famiglia e se ami ci fai un figlio o due (qui i figli non sono considerati una calamità ma anzi) poi senza gettare sempre la croce sull’uomo tante volte il fatto di avere una famiglia da mantenere porta il capo famiglia a cercare fortuna fuori, in quei lavori precari e lontano da casa come raccoglitori di cacao, o garrimpeiros (cercatore d’oro), molte volte va male e non torna più.

Inoltre per orgoglio e vergogna non viene a chiedere in chiesa o partecipare settimanalmente alla “sopa”(un pranzo comunitario), anzi dal dispiacere finisce per ubriacarsi e non di rado si conclude con violenze domestiche.

Una donna sola con già 3/4 figli cosa può fare ( calata nel contesto in cui siamo non bisogna dimenticarlo), essa è come un naufrago che galleggia e non può permettersi di affondare come il Titanic, ed allora si agrappa al primo legno che passa e che galleggia, senza chiedersi se è ciliegio, castagno o rovere e si ricomincia da capo. Solo a Rio Branco che è una piccola città vi sono più di 10.000 bambini di strada e come canta De Andrè in una delle sue più famose canzoni “città vecchia” Se guarderai  se giudicherai da buon borghese le condannerai a 5.000 anni più le spese, ma se ti fermerai e capirai un pò più a fondo, se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo. 

Ed è facile per strada incontrare queste mamme bambine, a volte con i loro piccoli perfettamente in ordine e puliti, o stare alle riunioni con le proprie madri perfettamente abituati ad aspettare il termine, o davanti alla loro casa ove il più grande assiste il più piccolo, che ammirazione per loro, noi uomini restare solo un giorno con due e metterli a letto e prepararli l’indomani per la scuola entriamo già nel panico. ( Vi alleghiamo un’immagine tipica che si vede passeggiando.)

Vi abbiamo sempre parlato del lebbrosario e dei suoi ospiti in maniera funzionale al progetto “Latte per la vita” e mai come soggetti, attualmente sono 48 ospiti ed il nostro traguardo è arrivare a zero, significherebbe che la malattia è debellata, adesso la malattia non fa più paura come una volta, perché si sa come si trasmette e si guarisce, ma è pur vero che non si sa come si prende, quali  sono le cause, le condizioni, si sa che un ambiente sovraffollato, malsano e sporco favorisce il contagio su di un fisico debilitato.

Chi è con noi è guarito dal contagio e taluni potrebbero vivere nel mondo perché autosufficenti, ma vi è una ritrosia a farlo perché le vere ferite non sono sulla pelle ma nell’anima.  Chi è con noi ha patito discriminazioni ed esclusioni, dal mondo del lavoro, della vita comunitaria e dalla famiglia stessa, adesso il problema non è la malattia ma la depressione, sino agli anni 50 come ai tempi di Gesù venivano allontanati dal villaggio, dai propri cari, qui a Rio Branco vi è tutt’ora in un ansa del fiume Acre una tavola di pietra e di legno ove si depositava il cibo da parte della gente pietosa, solo alla fine degli anni 60 con l’arrivo dei missionari, non solo venivano ricoverati (si faceva già) ma li si andava a cercare per convincerli a farsi aiutare vincendo la vergogna.

Per questo vi abbiamo allegato un po’ di foto della loro vita oramai tranquilla  ed in ultimo vi è una foto di Giusy con Joao, che oltre ad essere la memoria storica (ha 86 anni) è uno di quei tre bambini la cui storia narriamo nel libro che tanti di voi hanno “A come Amazzonia”di 6/8/10 anni che vivevano al margine della foresta perché scacciati di casa dalla famiglia come animali selvatici e raccolti da una barca di missionari che risaliva il fiume e salvati.

Ma l’essere stati allontanati se pur per preservare gli altri, li ha feriti più che la lebbra, anche se qui vivono circondati d’amore e rispetto.

Giovedì sono andato a togliermi il sangue per delle analisi ad un centro di salute che è all’interno della nostra (Diocesi) proprietà e serve le comunità circostanti, per tutto il giorno passeranno non meno di 500 persone, l’affollamento e enorme cosi le attese e proprio il giorno prima Joao si chiedeva a che servisse la sua vita, lo consolai e gli chiesi un favore, se poteva per me andare verso le 5.30 a tenermi il posto ed io sarei arrivato alle 08:00 perché prima ero impedito da altri impegni, acettò volentieri e quel giorno quando arrivai orgogliosamente mi disse che sarei stato il primo.

Hai visto che la tua vita serve a qualcosa? Gli dissi scherzando, mi misurò un pugno e mi disse “anche la tua probabilmente serve”; a cosa aggiunsi io? E lui: a farmi ridere niente di più ma… mi è sufficiente.

7a  07-11-2010

Settimana carica  di silenzi,di ricordi e di riflessioni, come si conviene quando ci si ferma un po’, anche qua come in ogni angolo della terra cristiana il 2 novembre è il giorno della memoria

                                                 

Abbiamo fatto la messa con il Vescovo nel Cimitero centrale alle ore 07:00( dopo il caldo non ci avrebbe dato tregua) ed alle 09:00 eravamo già al “Souza” ove il piccolo cimitero del lebbrosario è diventato oramai il cimitero della comunità.

La semplicità è  struggente, per questo vi abbiamo allegato un paio di foto, croci  di legno piantate nella terra, niente tomba,niente cassa, mancava il cinturone appeso è saremmo piombati in pieno Far-West dell’ottocento, ma invece siamo nel 2010 ma qui è un altro mondo, qui si ricorda con allegria non per cinismo ma perché la vita e la morte si sfiorano continuamente giocando a rimpiattino e molte volte , guardando l’età sulle tombe vince la morte, ma nessuno dimentica che per chi muore non è la fine di tutto ma una Pasqua.

All’uscita voltando verso i padiglioni che sono a pochi metri c’è la camera di una nostra ricoverata, si chiama Dona Anna , anche lei ha voluto partecipare e davanti alla sua stanza ha fatto un piccolo altarino, le candele per terra sono tante, ma probabilmente sono tanti anche i ricordi.

Vorremmo parlarvi di un nostro ricoverato perchè con i suoi sorrisi e i suoi silenzi è entrato nel cuore di tutti, si chiama Ronaldo ha 26 anni e la cosa strana e che non è Hanseniano cioè lebbroso.

Ricordiamo bene quel Dicembre 2008 perché eravamo qua, ci telefonarono dall’ospedale di Porto Velho, le suore dello stesso ordine che c’è qui, dicendoci che vi era un caso veramente pietoso.

Un ragazzo di 24 anni per difendere la madre dalle percosse del padre era stato colpito da una bastonata è uscito dal coma la sentenza fu: lesione alla spina dorsale e alla testa, paralisi totale.

In ospedale non poteva più stare, la madre era morta, il padre scomparso e nessuno lo voleva.

Andarono a prenderlo, nessuno lo accudiva, mangiava per terra con la bocca, messo da parte il regolamento del “Souza” il Vescovo disse prendiamocelo, il resto è storia d’oggi Ronaldo per il momento non parla ma quando è contento alza gli occhi al cielo come se guardasse qualche cosa e sorride e quando gli abbiamo detto che questa settimana avremmo parlato di lui ai nostri amici in Italia e che avremmo voluto fargli una fotografia per farlo conoscere ci rispose come sa, ed è in quella posa che ve lo facciamo conoscere.

Giovedì cena all’italiana con spaghetti e polpette per i nostri ragazzi giunti qui a lavorare  dell’Arco-Iris, sono alla terza fase, niente più metadone e al termine graduale inserimento in famiglia.

Ci voleva perché ultimamente c’erano state alcune incomprensioni, sappiamo che per loro è molto dura, ma sappiamo anche che se ci molliamo adesso sarà peggio, giunti qua dalla comunità si erano come suol dire un pò accomodati, casa sporca,fiacca sul lavoro e qualche uscita di troppo e cosi lo scorso Wek-end  non sono andati a casa.

Ve li presentiamo da sinistra a destra, Gilmar  quello tutto tatuato è il più grande 32 anni, un passato da brividi  ed un presente da ricostruire, non solo perché sua moglie ha dato fuoco a tutto quello che gli apparteneva (Vestiti, cose, personali, documenti) ma perché ora dovrà guardare negli occhi i suoi tre figli e se vorrà potrà andare alla ricerca degli altri due che non ricorda, ma ora ne ha la forza, nostro figlio in piedi in mezzo a loro e poi Joao 19 anni la sua discesa all’inferno è iniziata a 13 anni con suo padre tuttora tossicodipendente, rubare e spacciare era la loro vita ma poi sua madre si è separata è con questo nuovo compagno è iniziata la risalita, ed ora la sua maggior pena e dover andare da suo padre e tirarlo su quando cade diventando lui il responsabile,l’ultimo e Genevar 27 anni, mischiando alcool e droga si è preso l’epatite, ma almeno adesso ha una sola battaglia da combattere.

Siamo noi per ora la loro famiglia ma gli abbiamo detto che non stanno camminando da soli e che la in Italia c’è chi fa il tifo per loro e c’è chi un altr’ anno verrà qui a conoscerli.

 

6a  30 ottobre 2010

Descrizione del progetto: variazione rispetto progetto iniziale

In questi ultimi 3 anni tanto lavoro è stato fatto per garantire un auto sostentamento e quindi un futuro sicuro per la “Casa de Acolhida Souza Araujo” e i suoi ospiti malati di lebbra.

Tanto lavoro ancora si sta portando avanti:

                                                                                                le serre per la produzione di verdura, l´allevamento di pesci che quest´anno dovrebbe cominciare a dare i primi risultati e l´allevamento di maiali che funziona oggi anche per la vendita di carne. Le escolinhas che oggi accolgono più di 1.400 bambini in una fascia etaria tra i 4 e gli 8 anni, non raramente l´unico pasto che ricevono i bimbi è consumato nella escolinha stessa e il cui rischio sociale senza queste strutture sarebbe altissimo. la comunità “Arco Iris” e” Estrella da manha” centri di recupero per persone con dipendenze chimiche.

La Diocesi di Rio Branco chiede il vostro aiuto per realizzare un progetto fondamentale per l´alimentazione, la sussistenza e la salute sia dei pazienti malati di lebbra che dei bimbi delle escolinhas che delle persone che hanno scelto di uscire dal tunnel delle dipendenze, attraverso la realizzazione di un allevamento di mucche per produzione di latte.

Fasi per la realizzazione del progetto:

                   

Fase 1) Preparazione del luogo per il maneggio  del bestiame ossia stalla, sala mungitura e relativo recinto per il pastaggio, la sala di mungitura, si é previsto la costruzione di box separati così che ogni animale possa rilasciare il latte in perfetta tranquillità. Abbiamo previsto per la costruzione della stalla e della sala di mungitura un locale di 400 metri quadrati di superficie coperta, ove sia possibile sia la mungitura che il controllo sanitario del bestiame composto da corridoi forzati su 2 rampe rialzate per agevolare l’applicazione della mungitrice meccanizzata da parte dell’operatore.

Fase 2) Acquisto di bestiame con genetica certificata che possa garantirci una produzione verosimile ai calcoli di produzione e relativo dimensionamento delle macchine per la mungitura e il trattamento del latte.

Fase 3) Acquisto di macchine meccanizzate per la mungitura e la conservazione del latte. L´impianto di mungitura meccanica che appena munto viene immediatamente filtrato e pompato in recipienti di acciaio inox dove poi viene portato a temperature basse 4° per una corretta conservazione.

Fase 4) Addestramento del personale atto alla mungitura manuale alla nuova forma di mungitura meccanica, incluso corso sulla manutenzione e preservazione delle macchine.

Investimento economico

1°)   Costruzione mattatoio aggiunto il 20 ottobre 2010 in quanto urge perchè sigillato il vecchio rudimentale dalla Asl di Rio Branco  fino al compimento della costruzione quindi non più possibilità di consumo personale (malati e escolinas) e né per il pubblico, entrata di denaro quest’ultima per pagamento stipendi mensili. Costo costruzione R$  60.000.00

1)   Costruzione locale stalla e sala mungitura in mattoni e cemento per un isolamento termico maggiore. R$ 70.000,00

2)   Acquisto di 35 capi di bestiame con certificato genetico. R$ 105.000.00

3)   Mungitrice meccanizzata completa di relativi recipienti per la conservazione del latte compresa di installazione e regolazione. R$ 40.000,00

4)  Addestramento da parte di personale qualificato nell’uso e manutenzione delle macchine. R$ 3.500,00

       1°+1+2+3+4) Totale: R$ 278.500.00

       1 Euro = R$ 2,20 in banca al 14 ottobre 2010 Totale in Euro = 126.600.00 (questa cifra perché prima il conteggio è stato fatto con il valore del reais 2.50

Nel frattempo la merce di costruzione è aumentata in 4 anni di progetto, che è partito solo ora

(Attenzione  guardare sempre il valore dell’euro con il reais e levare 25 centavos dal valore giornaliero dallo stesso, per tasse e spese bancarie.)

 

 

5a   23 ottobre 2010

Carissimi il tempo passa ma quel che più conta per noi è  non sentire che sia passato invano, infatti è stato pieno di segni sotto forma di riflessioni, accadimenti e incontri.

Domenica 17 abbiamo festeggiato con un giorno di anticipo il 14° compleanno di nostro figlio per motivi di praticità, infatti di lunedì mai avremmo potuto organizzare un churrasco con una trentina di amici e quel che più conta dargli il regalo con la dovuta sorpresa.

Infatti dopo il pranzo Vaghinho il Vaquero della nostra comunità, si è assentato per tornare poco dopo con un cavallo bianco e ci ha messo non poco nostro figlio a capire che era suo. Cinque anni, non molto alto, razza Gaucho ( Rio Grande do Sul) al confine con l’Argentina, ma ci ha messo pochissimo a capire che poteva essere anche un arma a doppio taglio, infatti non è un giocattolo, deve dargli da mangiare, strigliarlo ,accudirlo e alla sera uscito da scuola radunare  le mucche per la mattutina mungitura.

Mercoledi 20, con grande gioia abbiamo festeggiato due ragazzi della comunità Arco-iris (Arcobaleno) giunti alla 4°fase di completa disintossicazione dalla dipendenza chimica e da alcool, continueranno a lavorare con noi ma reinseriti a  casa e altri due giunti alla 3° fase, cioè sotto nostra sorveglianza ma autonomi in casa (accanto a noi) senza nessuno che dica ora fai il letto, ora mangia, ora dormi etc..etc… Ci siamo già affezionati, uno si chiama Joao 19 anni sembra un cucciolo smarrito dopo un anno di strada chiuso all’Arco-Iris e l’altro si chiama Gilmar, 33 anni molto diverso, tutto tatuato dalla testa ai piedi, lì per lì, non ci piaceva ma abbiamo cercato di non giudicare e abbiamo fatto bene, nei momenti di confronto, ci ha mostrato le sue sofferenze ed erano veramente tante, ma altresì le sue gioie , quelle che gli hanno dato la forza di uscirne,  sono cinque, i suoi figli che lo vengono a trovare con la loro mamma in perfetta fila indiana.

Giovedi 21, incontro con il Vescovo Dom Joaquin Pertinez, appena tornato dall’Europa e ci ha ufficializzato l’incarico (lebbrosario, casa ex-tossicodipendenti e pastorale famigliare) ma quel che più conta è stata la gioia di rincontrarci dopo quasi due anni, la festa è stata tanta, avevamo tante cose da raccontarci che dalla mattina abbiamo parlato sino a pomeriggio inoltrato.

 Orgoglioso, ci ha mostrato le foto degli incontri con il Santo Padre sia privatamente che con altri 10 vescovi rappresentanti i 320 del Brasile.

Non sono mancati i momenti comici perché essendo solo la terza volta che si vestiva da vescovo in pompa magna, non aveva il vestito e ha dovuto comprarselo in una sartoria di Roma, con il colletto bianco che gli scappava e così la prima foto hanno dovuto rifargliela e inoltre in Piazza San. Pietro per far presto a fare le foto gli tenevano la mantella e alla fine prima dell’incontro, gliel’hanno pinzata con le graffette.

Le nostre giornate sono un pò pesanti, (almeno per noi), sveglia alle 05:15 orazione con i ragazzi , colazione e distribuzione del lavoro nei campi o pesca, mattina al lebbrosario o all’Arco-Iris ove portiamo

2 volte alla settimana 25 litri di latte, mangime per le galline (1200) e ritiro insalata, banane e uova già in cartoni da trenta dozzine che vendiamo a 30 euro a scatola e ogni settimana ne ritiriamo più di 15/18 cartoni, oppure consegna di qualche maiale ai ristoranti che vendiamo a circa 3 ,5 euro al chilo, pranzo alle 12 perché nostro figlio va a scuola alle 13:00, riposo sino alle 14:30.

 Lebbrosario sino alle 17:00, ritorno di Matteo, rosario cena e se non ci sono incontri o riunioni, computer, telefonate in Italia e alle 21:30 massimo siamo già a letto, preparazione delle letture dell’indomani, buttiamo fuori qualche ranocchia che entra dal WC, ammazziamo qualche ragno e …finalmente, si dorme!!!

Venerdì è stata la giornata dell’ecologia,abbiamo voluto riunire tutta la comunità del “Souza Araujo” che comprende anche la scuola Sao Camilo, e un posto di salute (una ASL).

                      

Tutti insieme abbiamo ripulito la comunità che è pubblica  insieme alle strade adiacenti, per sensibilizzare tutti sull’importanza del rispetto della natura e di noi stessi.

E’ intervenuta la televisione e i giornali locali.

Non è stata una cosa accademica, (qui intere favelas sorgono su montagne di spazzatura)eravamo in una settantina e abbiamo raccolto due rimorchi di sacchi neri, ricordando che la sporcizia è il miglior veicolo per il contagio della lebbra e il diffondersi della malaria insieme al ristagno dell’acqua. Certo no come Napoli ma pensiamo peggio solo che qui gli spazi sono più grandi e quindi si nota meno.

Alleghiamo qualche foto come sempre, riguardanti i momenti sopra descritti per condividere sempre di più, anche se ci piacerebbe condividere un po’ di fresco, oggi alle 10 di mattina erano già 39° e finalmente abbiamo visto sudare anche i brasiliani, scappare al fresco e come noi bere la razione d’acqua giornaliera, consigliata dalla sanità, minimo 5 litri.

Vi salutiamo caldamente ( non potrebbe essere diverso) e vi auguriamo buon fine settimana. Mentre stiamo per mandarvi la e-mail c’è qualcuno qua in casa, che con la racchetta elettrica sta rincorrendo le zanzare per levarcele di torno. Um beijo a todos voçès.

 

 4a  01/10/2010

Questa settimana e passata felicemente, ultimando i documenti all’ufficio immigrazione, ricerca di una macchina per svolgere il nostro servizio e attività locali tra lebbrosario e pascolo delle mucche.

Due sono gli episodi che vorremmo riflettere con voi: Il primo è stato ieri sera, già vi abbiamo parlato della deprecabile abitudine dei proprietari terrieri che incendiano dolosamente parti di foresta per farne pascoli o coltivazione di soia e canna da zucchero, in più sono 140 giorni che non piove.

 Sino ad ora ne subivamo gli effetti collaterali, (fumo,cenere,tosse ) di incendi che si propagavano a centinaia di chilometri da noi, ieri sera giovedì invece alle 22:00 era visibile tutto intorno a noi, non credo ci fosse pericolo  sarà stato a 30 chilometri di distanza, certo i pompieri esistono ma da soli possono poco e le città più vicine sono Porto Velho a 500 Km da una parte e Manaus a 1200 Km dall’altra e in mezzo…il nulla,quindi  l’impressione è stata enorme perché quando brucia non è un bosco ma centinaia di ettari e prima di vederlo ne percepivamo il calore e gli effetti sugli animali che gridavano in continuazione, (al calar del buio si zittiscono e non senti più niente sino alle sei di mattina) alcuni ammalati anno avuto crisi respiratorie, la direttrice irmà Françisca Wanderley che soffre di allergia l’hanno portata in ospedale a Rio Branco, Valdemar uno dei vaqueros che si occupano degli animali si è sentito male non per il fumo, ma aimè per una esagerata bevuta, ma era con noi che dovevamo fare , io grondante di sudore che aiutavo l’unico infermiere presente a portare l’ossigeno, la Giusy che causa del fuoco faceva fronte con la scopa ad un esagerato numero di scolopendre, scorpioni e tarantole che (mai successo ) volevano infilarsi in casa.

 Ecco in quel momento nonostante sia passato solo un mese da quando siamo qui ci è scoppiata la crisi del settimo mese.

Dovete sapere che come nel matrimonio si dice che esista la crisi del settimo anno , i missionari più anziani dicono che per il missionario esiste la crisi del settimo mese, in cui ti assalgono mille tentazioni e dubbi del tipo ; cosa ci faccio qua ?Non resisto me ne vado ? Non fa per me ?

Come sempre la provvidenza si manifesta in mille modi, mentre alcune suore si prodigavano a portare acqua da bere in continuazione per non disidratarsi, una bimbetta di cinque anni dal nome altisonante “Maria Edoarda” che sta un pò con noi e un pò con le suore a causa di una difficile situazione famigliare, mi ha dato il suo di bicchiere d’acqua, lì per  lì non ci ho fatto caso, ma recuperata un pò di calma quando la situazione a notte inoltrata si stava normalizzando, gli chiesi il perché continuava a darmi la sua acqua, mi disse candidamente che fra tutti i presenti gli sembravo quello messo peggio, ed essendo bimba l’unica maniera di aiutare era quella.

Sick! Che figura, che lezione d’amore e di sangue freddo e inoltre gratuitamente.

Noi abitiamo al Km 10 della BR 364 chiamata “transacreana” che attraversa parte di Amazzonia e Acre, a qualche centinaio di chilometri da noi si divide, per Bolivia e Perù, diventando da” Rua” Brasiliana a “Carretera” in lingua Spagnola. Siamo ai bordi della foresta, per il Governo oltre il municipio delle città è tutta “Zona Rural”

In questo contesto ogni 2 o 3 chilometri si dipanano dei sentieri di terra rossa percorsi quotidianamente da gruppi indios o singoli che raggiungono la fermata dell’autobus per andare in città per vendere o barattare monili, ortaggi,frutta, selvaggina in cambio di riso,fagioli,stoffa e pentole. Sono di diverse etnie ma hanno un destino comune : l’emarginazione. E’ vero che abitano in riserve ove vi è scritto “Area Protegida” ma dopo aver visto bagni,luce, gas,acqua corrente, etc..etc.. tentano di vivere in città ma non riescono, cosi tornano indietro ma non sono più quelli di prima, senza essere diventati un’altra cosa.

In pratica molti sono degli “spostati” senza identità.

Pregano le divinità della foresta con le Nike hai piedi, temono L’Anguè “divinità cattive” con il cellulare in mano.

Erano un grande popolo più di 10 milioni, dopo lo sterminio ad opera di Portoghesi e Spagnoli prima, e malattie portate da noi nel primo 900, ora sono circa 300.000.

Alcuni bevono per la vergogna di non riuscire a mantenere la famiglia, (anche se la legge vieta di servirgli alcolici ) altri vendono il loro sangue ad affaristi per case farmaceutiche (non hanno malattie come la carie dentale e cancerogene) altri come le donne chiedono l’elemosina.

Perché sono cosi importanti ?

Perché conoscono tutti i segreti della foresta è nessuno conosce meglio di loro che fare per proteggerla.

 La chiesa locale lo ha capito meglio di tanti altri e loro hanno trovato chi li accompagna non come minorati ma come figli e fratelli.

Per questo esiste un dispensario tutto loro  per curare con le erbe, una casa della Diocesi a loro disposizione quando si spostano, ed una pastorale indigena.

A questo proposito vi mando in allegato un filmato di foto fatto dal F.U.N.A.I ( ente governativo) in occasione della giornata indigena di quest’anno, spero vi piaccia Ciao. Um abraço forte a todos voçes.

 

3a 24/09/2010   

                                                     Uno strano paese: Il Brasile.
 

Si è sempre parlato del Brasile come il paese dalle mille contradizzioni, il sud autosufficente ed il nord nel medioevo, grandi risorse nel sottosuolo ma povertà sopra,abitato lungo le coste ma disabitato nell'interno, elefante ma con le zampe di gallina. Questo gigante con i piedi d'argilla(grande 28 volte l'Italia )si affaccia alle soglie del terzo millennio con città europee come la megalopoli San Paolo(18 milioni di abitanti) tanti quanti abitano gli stati del nord ove siamo noi. 18 milioni di abitanti in un territorio grande 15 volte l'Italia,basti pensare che la foresta amazzonica (polmone del mondo) e grande 8 volte il nostro paese con un 1/3 ancora da esplorare, un bacino di acque dolci che rappresenta il 40% delle risorse idriche potabili del mondo,ma aimè quà non esiste l'acqua potabile, chi è privilegiato come noi che ha un rubinetto in casa comunque non può berla. L'arretratezza nasce anche dalle difficoltà di vie d'accesso, basti pensare che missionari erano presenti in sperduti villaggi dell'Africa già 300 anni fà e qui la chiesa cattolica ufficialmente e presente solo dal 1900 con l'Ordine dei "Servi di Maria". Che da subito si è schierata con gli ultimi, non coivolgendosi mai con Spagnoli e Portoghesi in usurpazioni varie, forse anche per questo ha credibilità nella popolazione locale indigena ove qui sopravvive la maggior concentrazione di tutto il Brasile. Ma ciò che più mi ha colpito e giorno dopo giorno trovo conferma e che il Brasile pur collocato geograficamente nel sud-America di sud-americano ha ben poco. Non solo per la lingua (tutto il centr-.sud parla spagnolo) ma per la oggettiva diversita che c'è trà Colombiani,Boliviani,Cileni,Peruviani etc...etc... da una parte e Brasiliani dall'altra. Certo che molti tratti sono comuni , ma è come se avessero trapiantato quà un pezzo d'Africa, ma africani non sono. Allora cosa sono. La risposta è:" un nuovo popolo". Poco tempo fà ho avuto casualmente la risposta. Guardando un film di Steven Spilberg del 1997 dal titolo "Amistad" nome di una nave schiavista che ai primi dell'800 faceva spola trà l'Africa e il nuovo mondo,contribuendo a portare milioni di schiavi. Su quella nave l'unico denominatore comune era la provenienza da quel continente, ma tutto il resto no. Diverse le tradizioni,le etnie,il colore della pelle,la lingua,l'essere africani non li univa,non si capivano trà loro, ma l'uguale destino li ha resi solidali nella sopravvivenza. Ad un certo punto durante il viaggio mentre imperversava una burrasca e l'acqua entrava dentro la nave, una donna partoriva, e per salvare il nascituro decine di mani si sollevano per portarlo in alto, in quel momento nasceva un nuovo popolo non più Africano ma non ancora Americano. Di conseguenza chi nasceva nella nuova terra conservava le tradizioni animiste ma guardava avanti. Otto milioni di schiavi importati dai portoghesi e spagnoli diventavano cristiani unendo ciò che nelle loro tradizioni convergeva. Per questo, quà vive il Candomblè (il culto degli avi) l'Umbanda (commistione trà Candomblè,cattolicesimo,credenze indigene e spiritismo) in un'allegra mescolanza. D'altronde non preghiamo e chiediamo grazie anche noi hai nostri avi che sono i Santi ? nostri antenati già defunti ? E cosi la "main do santo" dopo essere caduta in trance e aver parlato con gli orixàs (divinità)  alla domenica viene in parrocchia, o Dona Nazareth titolare di una chiesa spiritista del santo "Daimi" che vuole la comunione. Che dirgli che sbaglia tutto ?, che è una fallita ? Meglio essere prudenti, non capirebbe nemmeno. L'ultima festa fatta quà vicino a Boca do Acre mi chiese : perchè adoriamo una sola divinità invece che tante, avremmo più aiuto. Gli rispondemmo che ha noi bastava, non potremmo annusare più fiori, gustare maggior frutti,bere più acqua o guardare più colori di quello che già stiamo facendo, quindi forse o ne basta una, o è la stessa, non rispose ma il dubbio si deve essere insinuato. Ciao
 

 

2a  22 settembre 2010 04:44
Carissimi amici,

non mi sembra vero, il 1° di ottobre inizierà il mio percorso missionario che dopo anni da un sogno è diventato realtà  e finalmente potrò lavorare nella vigna del nostro Dio che sicuramente mi sorreggerà nei momenti più difficili che io  contraccambierò con preghiera e lode. Venerdì parteciperò alla prima riunione ufficiale, spero di comprendere abbastanza quello che diranno e viceversa. Vicino a noi vi abitano delle suore e una in particolare irmà françisca è dolce e premurosa nei nostri confronti è una gioia stare con lei e per me è come una mamma. Purtroppo non sta molto bene è da quattro mesi che soffre di allergie varie e tossisce continuamente, avrebbe bisogno di un po’ di riposo e se potessi sostituirla lo farei volentieri, ma non saprei da che parte girarmi visto che è il capostipite e non solo del Souza dove vivono i lebbrosi. Oooh! I miei amici malati di lebbra, sono la mia passione e li amo tantissimo da quanto sono simpatici, fanno a gara per parlare un po’ con me, peccato che non li comprendo molto anche perché parlano un portoghese stretto, figuratevi, quasi non comprendo quello normale? Ve ne è uno in particolare che ora non ricordo il nome, lui conosce profondamente la geografia conoscendo tutte le città, i chilometri che distano dalla capitale del Brasile ad arrivare a Roma, da Roma a Parigi insomma è un bravo geografo. Mentre vi sto scrivendo, in questo momento vi sono bestioline, piccine che mi circondano. Il bello è che mi sono portata più pantaloni possibili per non essere morsa dalle zanzare e l’ unica parte scoperta sono le braccia e le mani, bene queste fastidiose bestiacce mi vanno a succhiare il mio sangue proprio lì. In Italia andavo a donare il sangue, qui lo dono a loro, vorrà dire che mi coprirò anche quella parte anche se il caldo come loro è molto fastidioso, ouh!! Ma continuano! Non mi lasciano proprio stare, soprattutto quando sono al computer sono la loro preda preferita, perché adorano il sangue nuovo. Ieri sera ho preparato un piatto tipico brasiliano, polenta con salsicce cotte nel sugo, beh! Forse brasiliano, mi sa più di un piatto tipico veneto. L’ ho lasciata sul tavolo per poi condividerla con i mie amati, mi sono assentata un quarto d’ora non di più, i due maialini di casa non mi hanno nemmeno lasciato il fondo della pentola, quindi li ho ringraziati dicendogli che ne ero felice e alla fine ho chiesto a loro se gli era piaciuta; però dopo quel ingozzamento non riuscivano neanche a muoversi e si tenevano lo stomaco, sudando al massimo poi si sono coricati nel letto e ciao, si sono addormentati persino russando, un direttore di orchestra avrebbe fatto furore con quei suoni e il grande successo lo avrebbe investito sarebbe stato logico chiedergli almeno i diritti d’autore. Io quel punto mi sono rassegnata e  mi sono accontentata di una tazza di latte e caffè con del pane ripieno di burro. Da oggi comunque solo riso e fagioli con pollo arrosto e fa che nnabbia almeno mangiando il riso ridiamo ancora di più, che battuta scema, scusatemi.

Ritornando alle cose serie, voglio ringraziarvi per tutte le belle cose che mi scrivete rispondendo alle e-mail con letto. Letto, letto il messaggio, bello condividere con voi ma non siate tirchi come i Lucchesi, i piemontesi ecc. Anziché di fare solo un click scrivete, fate domande, parlate del tempo che fa, insomma usate di più quelle vostre adorate ditine che sono prima dell’ avambraccio. Scherzo, va bene così l’ importante è che riceviate le nostre notizie e anche solo quel click mi fa sentire vicino a voi. Um beijo e um abraço sincero a tutti voi.  Giusy   

P.S. E’ stupenda la foresta Amazzonica e se c’è qualcuno che si sta leccando i baffi in questo momento non esitate a venirci a trovare. Sempre giusy

  

1a 11/09/2010 22:54,                                                          

Carissimi amici, ciao, poche righe per salutarvi dopo il nostro arrivo (NELLA FOTO POTETE VEDERE LA NOSTRA CASA) qui in Amazzonia lunedì 6 dopo un viaggio lungo 22 ore e tre scali. Abbiamo avuto la sorpresa che al nostro arrivo abbiamo trovato mezza diocesi ad aspettarci e la casa pronta rifornita di tutto. Martedì la prima visita al lebbrosario i saluti con amici ,inservienti e pazienti e la constatazione che tutto il progetto " Latte per la vita" prosegue,ora abbiamo 18 mucche da latte pecore e circa 50 maiali,ogni settimana il lago ci offre circa 200 pesci (certo non li moltiplichiamo ma c'è ne per tutti). Venerdì visita all'Arco-Iris,casa di accoglienza per ex-tossicodipendenti con un programma che si svolge in tre fasi di recupero, e le cose stanno andando bene,tanto che la prossima settimana il tribunale c'è ne affiderà altri 4,da lavorare ne hanno tra orto,banane,e 1500 galline, la prossima settimana inauguriamo la casa di accoglienza femminile che si chiamerà Estrella da manha (stella del mattino).Nota dolente è l'adattamento al caldo umido che in questo periodo è particolarmente opprimente perché questo è il mese degli incendi. Nonostante sia vietato i proprietari terrieri bruciano parti di foreste per farne redditizi pascoli ma distruggendo foresta e soffocando noi tutti,(una multa non li spaventa) quindi il cielo e perennemente grigio e nebbioso nonostante il sole. La gente semplice ci accoglie ovunque in casa e vuol condividere anche il poco ma tutto avviene con grande gioia nonostante la fatica di tirare avanti.
Alla sera(essendo all'equatore il sole tramonta in mezz'ora e sempre alla stessa ora) dalle 18 alle 18:30 abbiamo un centinaio di pappagalli che vivono tra le foglie di mango che insieme a cicale scimmie e quant'altro aprono un concerto che termina all'ultimo raggio di luce e...tutti contemporaneamente tacciono. un giorno e finito ennesima doccia e quasi sempre a mangiare insieme ai pazienti un pò di chiacchere,qualche racconto di vita della foresta da parte di qualche ricoverato di etnia indigena,e di "siringueiros" (Estrattori della gomma) ed un po di speranze per ricominciare un altro giorno.

Ciao a presto. Gianni,Giusy,Matteo.

 

Latte per la Vita

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