SHOAH

 

 

 

 

 

“ Lo strazio più grande, in questi cinquanta anni e’ stato quello di dover subire l’indifferenza e la vigliaccheria di coloro che, ancora adesso negano l’evidenza dello sterminio” ( Elisa Pspringer  “Il silenzio dei vivi” ).

La Shoah, (come si chiama in lingua ebraica lo sterminio degli ebrei e letteralmente significa , cataclisma/ catastrofe, fu attuata dai nazisti tedeschi, con la complicità dei loro alleati, i fascisti italiani, con una volontà, una tecnologia “perfetta” ed il decisivo concorso unanime di forze intellettuali, morali, religiose, economiche, militari.                                                                                                                                                                                                                                              Il campo di concentramento fu concepito dapprima per eliminare i nemici politici, comunisti principalmente; poi divenne lo strumento per la “soluzione finale” contro il nemici giurato dello Stato nazista, il popolo ebreo, accusato di tutte le colpe e le malattie, fisiche ed intellettuali, nonché della nascita del capitalismo, delle democrazie e del bolscevismo.                                                                                                                                                                                                  Quasi undici milioni di morti: uomini e donne (ebrei sei milioni ed anche avversari politici, omosessuali, zingari) assassinati e cremati dopo avere subito la spoliazione dei loro averi (ma dove sono finiti i possedimenti, gli ori le proprietà immobiliari di quelle razze inferiori?), le umiliazioni più spaventose e la riduzione alla pura essenziale animalità .  Questo e’ il bilancio nella civilissima Europa del secolo scorso di una organizzazione perfetta che prevedeva tredici campi di sterminio nell’ Europa Orientale  e tre campi in Italia.

Più di mezzo secolo e’ passato da quel decennio terribile  e dalla promulgazione delle leggi razziali, ma solo da pochi anni si celebra in Italia, il 27 Gennaio , la Giornata della Memoria, per non dimenticare la tragedia dell’ Olocausto.

Leggi Razziali

In Italia verso la fine del 1938 l’Italia promulgò una serie di leggi razziali, che il revisionismo storico attuale tende a diminuirne la gravità rispetto a quello tedesco, in realtà le leggi fasciste per la difesa della razza, promulgata da Vittorio Emanuele III ordinavano :

Nella scuola italiana non potevano essere ammesse “persone di razza ebraica” ne’ come studenti ne’ come insegnanti, di conseguenza un depauperamento rilevante della cultura in Italia.

L’apparteneva alla razza ebraica doveva essere denunziata e annotata nel registro dello stato civile: 

·       I cittadini di razza ebraica non potevano prestare servizio militare,

·      essere proprietari o gestori di aziende  dichiarati interessanti per la difesa della Nazione.”

·      essere proprietari di terreni o immobili sopra una certo valore.

·      che gli appartenenti alla razza ebraica non potevano ne essere dipendenti statali ne di banche ecc.

·     Gli ebrei non potevano esercitare la professione di notaio ne’ giornalista, né essere iscritti ad alcun Ordine professionale.

Queste leggi razziali, a parte la perversa logica che le governava, passarono pressoché  inosservate all’opinione pubblica ed con il silenzio da parte della Chiesa cattolica. Eppure esse significarono orrore e morte e povertà e cementarono l’alleanza con i nazisti, collaborando alla individuazione ed al rastrellamento degli ebrei in quel calcolo infame che troverà poi il momento finale nell’aderire alla guerra, per poi potersi sedere al tavolo dalla parte dei vincitori.

Di fronte a tanto orrore si avrebbe la tentazione di voler credere che questo sia il prodotto di mente esaltata o malate in un periodo ormai lontano della storia; eppure guardando certe scritte inneggianti alle SS ed al fascismo, ancora scritte sui muri delle nostre città, ci può convincere come questo passato possa sempre tornare , e che dunque oggi come ieri di fronte all'odio razziale  non ci posa essere “indifferenza o vigliaccheria."

 

                 Vittorio Emanuele IIl                  

Vittorio Emanuele III di Savoia (Napoli 1869 - Alessandria d'Egitto 1947), re d'Italia (1900-1946), imperatore d'Etiopia (1936-1944) e re d'Albania (1939-1944). Divenne re d'Italia dopo l'assassinio del padre, Umberto I; quando, nel 1915, l'Italia entrò in guerra a fianco dell'Intesa, Vittorio Emanuele III si recò personalmente nella zona delle operazioni sul fronte settentrionale (vedi Prima guerra mondiale). Nel 1922, dopo la caduta del governo liberale, per evitare una guerra civile assecondò l'instaurazione del regime fascista, senza opporsi in seguito ad alcuna decisione di politica interna o estera adottata da Mussolini.

Con la conquista dell'Etiopia (Guerra d'Etiopia, 1935-36) e dell'Albania (1939), Vittorio Emanuele acquisì nuovi titoli. Nei primi mesi del 1943, in piena seconda guerra mondiale, maturò l'idea di destituire il duce e di fare uscire l'Italia dal conflitto. Il 25 luglio del 1943 fece arrestare Mussolini e aprì le trattative con gli Alleati. Nel 1946, su pressione degli antifascisti italiani e degli Alleati, abdicò in favore del figlio, che divenne re per un mese con il nome di Umberto II. Vittorio Emanuele visse in esilio in Egitto fino alla morte.

 

Ebrei 

Appartenenti alla comunità etnica e religiosa che trae le sue origini da alcune tribù semitiche nomadi stanziate nell'area del Mediterraneo orientale prima del 1300 a.C., e insediatesi poi nella "terra di Canaan", ovvero l'antica Palestina.                                                                                                                                         Qui, rafforzando il loro legame fondato sul culto monoteistico di Jahve, costituirono verso il 1020 a.C. un organismo politico unitario retto da un re ".                          Fin dall'epoca della cattività babilonese, tuttavia, il termine "ebrei", come pure le denominazioni derivate dalla parola "Israele", fu sostituito con l'ebraico yehudi, originariamente. indicante i membri della tribù di Giuda e successivamente tutto il  popolo                                                                                                        I romani denominarono Judaea la Palestina e judaei i suoi abitanti, identificati come depositari di una tradizione religiosa: da judaei derivano, oltre all'italiano "giudei", poco utilizzato dalla lingua comune, i termini impiegati dalle principali lingue europee per indicare gli ebrei: in inglese jews, in francese juifs e in tedesco juden. Occorre comunque precisare che il termine "giudei" sopravvive in italiano soprattutto con un'accezione religiosa che esprime un riferimento esplicito, anche nelle traduzioni dei testi del Nuovo Testamento, agli ebrei avversari dell'ebreo Cristo e, in misura ancora maggiore, agli ebrei che, rivendicando la fedeltà ai principi della loro tradizione religiosa, furono identificati come oppositori dalla stessa componente ebraica della prima comunità cristiana. L'ideale religioso, infatti, pur abbandonato dal XIX secolo da un numero non trascurabile di israeliti, ha costituito il motivo fondamentale per l'identità e l'unità degli ebrei della diaspora, dispersi nei diversi paesi, dall'Europa allo stesso Medio Oriente fino agli Stati Uniti, dal 135 d.C., anno del fallimento dell'ultima rivolta antiromana, fino alla fondazione, nel 1948, dello stato di Israele. Stabilendo un criterio univoco per identificare gli eredi di questa millenaria tradizione, etnica e religiosa insieme, il Parlamento israeliano ha definito per legge, nel 1970, come ebreo chiunque sia nato da madre ebrea. 

 

Rom  

Rom Gruppo etnico di origine comune e medesima eredità culturale e linguistica, i cui appartenenti sono chiamati anche zingari o gitani. Nel loro idioma il termine rom, insieme a manush, indica "uomo". Presenti in Europa forse da più di 600 anni, sono originari dell'India nord-occidentale, come testimonia la relazione tra la lingua rom e i dialetti indoiranici di quella regione.   Per via del continuo aggiungersi, mescolarsi e integrarsi di genti diverse ai gruppi originari, il problema della loro identità è oggi molto controverso e, più che come gruppo etnico preciso, i rom vengono generalmente identificati come nomadi.

 

Omosessuali

Attrazione e preferenza sessuale per individui del proprio sesso; si differenzia dall'eterosessualità, che è l'attrazione per individui del sesso opposto al proprio, e dalla bisessualità, che è l'attrazione per individui di entrambi i sessi.                                                                                                                                               Le donne omosessuali sono chiamate anche lesbiche (dal nome dell'isola greca Lesbo, patria della poetessa Saffo vissuta nel VII secolo a.C.) e, più recentemente, gli uomini omosessuali gay, termine però ormai utilizzato in senso sia maschile sia femminile

   

TRIANGOLO  DI TELA CHE ERA TENUTO   A CUCIRE OGNI PRIGIONIERO  SUL LATO SINISTRO DELLA GIACCA , AL CENTRO DEL TRIANGOLO DOVEVA APPARIRE LA NAZIONALITA'

 

                                

              EBREI                      POLITICI                    ZINGARI                    TESTIMONI DI GEOVA                 OMOSESSUALI

 

             ASOCIALI                   CRIMINALI  

                                              

 

Nazista      

Nazionalsocialismo o Nazismo Dottrina politica che dava contenuto ideologico al National Sozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP; Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori), improntando la sua azione e, in generale, tutta la politica interna ed estera di Adolf Hitler e del suo governo dal 1933 al 1945. I principi centrali della dottrina nazista, per alcuni aspetti affine al fascismo italiano, erano ispirati alle teorie che sostenevano una presunta superiorità biologica e culturale della razza ariana formulate da Houston Stewart Chamberlain e da Alfred Rosenberg; ma il successo della formula politica in Germania fu dovuto anche alla sua relazione di continuità con la tradizione nazionalista, militarista ed espansionista prussiana, nonché al suo radicamento nella cultura irrazionalista di inizio secolo. 

 

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